sabato 10 gennaio 2015

Sabato mattina




Sabato mattina. Ore 9. È come se fossero le 7 di un qualsiasi altro giorno della settimana. 

L'appartamento è pervaso da un tale silenzio, interrotto appena dai piccoli rumori degli abitanti del condominio – una tapparella che si alza, la lavatrice al piano di sopra, il mescolio del cucchiaio nel bricco del latte, quel suono che sa di risveglio come poche altre cose al mondo. Nessuna voce.


Le tende filtrano la luce del giorno, un cielo che immagino di un azzurro tenue si riversa nella stanza, ricoprendo ogni cosa di un chiarore che mi pareva non ci fosse, fino a ieri. 
È come se l'aria avesse leggermente cambiato di colore, come se fosse divenuta all'improvviso più limpida. 
Altrove, nel tempo, ho guardato alle cose in questo modo. Una spettatrice a distanza. 
Gli oggetti prendono vita, giocano con i propri riflessi, pensando forse di essere ancora soli, dietro ai vetri, di fronte agli specchi. 




Guardo le cose che conservo da quando ero bambina, che porto con me trasloco dopo trasloco e non ho ancora perso: com'è successo che quell'elefantino continui a cambiare casa assieme a me dalla 5 elementare, senza smarrirsi? Il suo bianco luccichio di ceramica smaltata appartiene alle mie memorie tanto quanto i pranzi coi parenti, i compiti in classe, le prime cotte, il carnevale. 
Un giorno costruirò un piccolo altare di ninnoli antichissimi. Gli idoli accumulati nel tempo. Gli oggetti di cui non mi posso disfare. 




Attendo. I momenti d'attesa sono quelli che preferisco, sono la possibilità, l'aria che si addensa in una nuvola, il preambolo, la terra che scorre veloce sotto i piedi prima di arrivare a destinazione. 

Mi trovo in un momento di puro privilegio. 
La luce del mattino - un bicchiere d'acqua.


giovedì 1 gennaio 2015

Buon inizio!


"Il mondo dopo una fiaba è bruma." 
 da Uscita dal cinema - Wisława Szymborska 


Evidentemente, talvolta, diradata la bruma, la fiaba c'è ancora. 
Buon 2015!


martedì 30 dicembre 2014

Drammi di fine anno

In questo periodo dell'anno, il posto in cui mi si può più facilmente incontrare è una cartoleria, o una libreria grande e fornita di oggettistica e ammennicoli vari – mi ci si può facilmente trovare in qualsiasi momento dell'anno, è vero, ma mai come ora con uno scopo ben preciso. 
Il mio sguardo si muove attento tra le corsie e gli scaffali, scandaglia ogni mensola, ogni tavolo, ogni cantuccio; è attento e vigile, scruta, controlla, giudica, stima. 
La pupilla interpreta tutti i colori dello spettro, distingue l'indaco dal pervinca, i rami di ciliegio da quelli di pesco, si sofferma sulle decorazioni saggiandone le qualità, evidenziandone i difetti in maniera analitica. Sono un animale a caccia. 


In questo periodo dell'anno, io, di solito, scelgo l'agenda. 


Deve essere sottile, settimanale, deve saper coniugare sapientemente sobrietà e ornamenti, deve somigliarmi, quando la tiro fuori dalla borsa. 

Di solito, dicevo. Quest'anno no. 
È raro che un fatto spiacevole si concluda senza strascichi. I 13 lettori che solitamente si soffermano su questo blog sanno già che a fine giugno ho perso/mi è stata rubata la borsa e sanno anche che, tra le varie cose, dentro vi si nascondeva un'agendina rossa densa di appunti.
Il giorno seguente ho ben deciso di premiare la mia sbadataggine/tristezza assoluta regalandomi un'agenda nuova. Era il primo luglio. Ne ho trovata una che cominciava esattamente il primo luglio. Ne esistono per caso altri esemplari o ne era stato creato uno solo appositamente per me? Toglietemi questo dubbio, perché prima non ne avevo mai viste, di agende che cominciano in piena estate. 
Era anche carina, era anche sottile. Era perfetta. 
Solo che quest'agenda era anche praticamente ETERNA. 
È iniziata il 1 luglio 2014.
Finirà il 31 dicembre 2015. 
Io non riesco ad essere così uguale per più di un anno. 




In questo periodo dell'anno, io, di solito, scelgo l'agenda. 
Quest'anno no. 
Ed è una cosa terribile. È un rito di passaggio a cui rinuncio, è una tradizione da cui vengo violentemente strappata. 
Sono qui, che penso a tutti questi libriccini rilegati, a fiorami, a pallini, con le pagine color bianco osso, bianco pallido, guscio d'uovo, con le righine sottili, appena visibili.
Non potrò sapere quale colore mi sarei attribuita quest'anno, quale copertina, morbida o rigida? Elegante o naif? Perché non sarebbe stata solo un'agenda, ma un oggetto capace di descrivere la mia personalità. La mia persona.

Pensaci, tu che stai banchettando da mesi col prezioso contenuto della mia borsa, pensaci.
Tu non lo sai, ma questi sono drammi.
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