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martedì 8 novembre 2016

Christopher



    Il tuo cappello è ancora lì, appeso all'ingresso.
È una delle prime cose che vedo appena entro in casa, assieme alla tua cravatta color rosso vinaccia, decorata con adorabili germani reali in volo, e alla tua giacca di velluto verde, che ha una tasca sfondata e l'altra no. Nella tasca non sfondata hai messo uno yo-yo di legno, con la corda tutta attorcigliata. 
Mi resta questo di te, i tuoi vestiti e qualche rotella fuori posto. 

giovedì 1 settembre 2016

August Break - IV settimana

22 agosto - squares


E così, questo agosto volge al termine e, per la prima volta nella mia esistenza, ho seguito un progetto dall'inizio alla fine: August Break di Susannah Conway

Vorresti seguire le imperdibili puntate precedenti ma ti stai strappando i capelli perché non sai come fare? Non temere, oh mio prode lettore. Eccole qui:

"Fare una foto al giorno" campeggiava in bella vista nella mia Lista imprescindibile di cose da fare ad agosto e posso dire con orgoglio che si tratta dell'unica voce che ho portato a compimento. 

23 agosto -  my face


24 agosto - three
candelina vedi di resistere, devo usarti per altri 9 anni


25 agosto - peaceful


27 agosto - little


28 agosto - I am...
22 anni di diari


29 agosto - favourite mug


"Mancano due giorni alla fine di agosto", mi direte. "Non hai fatto tutte le foto." Ebbene sì. Non sono stata abbastanza diligente.
Rimandata a settembre.

lunedì 22 agosto 2016

August Break - III settimana

15 agosto - unicorn
Direttamente dall'agosto del 1995, la mia sfavillante interpretazione del nobile animale



16 agosto - breathe
Ridracoli



17 agosto - bedroom window



16 agosto - 5 years ago
Io che svelo la mia vera natura travestendomi da pavone
Carnevale 2011 - Foto René Mt2



5 years ago - un bonus per voi affezionati lettori
Sul finire dello stesso anno, sacrifico le mie folte chiome. L'evento è tramandato da una sola fotografia delle dimensioni di un francobollo.



19 agosto - my hands
Foto René Mt2



20 agosto - clouds



21 agosto - today is...



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 August Break 2016 - Susannah Conway

martedì 16 agosto 2016

August Break - II settimana

8 agosto - favourite taste
Stracciatella. Bisogna provarla dappertutto.



9 agosto - red
ritrovamento del 2011 
foto di René Mt2



10 agosto - yellow



11 agosto - green



12 agosto - a secret...



13 agosto - 6 o'clock
non era specificato da nessuna parte che dovesse trattarsi delle 6 del mattino


14 agosto - love is...
una colazione lenta



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Per tutti i curiosi che si chiedono cosa sia August Break:

 www.susannahconway.com/august-break-2016


 August Break 2016 - Susannah Conway

lunedì 8 agosto 2016

August Break - I settimana

 1 agosto - morning light



2 agosto - leaf
sottotitolo: lo stato attuale della mia abbronzatura



3 agosto - handwriting 
il mio primo diario e una propensione innata per la botanica





4 agosto - sweetness




5 agosto - midday




6 agosto - I'm reading...




7 agosto - beneath my feet




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 August Break 2016 - Susannah Conway

venerdì 1 luglio 2016

Come creare il set fotografico perfetto


Se sei una persona frettolosa, imprecisa e priva di capacità fotografica alcuna 


Consiglio numero uno: spazzare via le briciole dal tavolo.

La seguente guida è testata su e dalla sottoscritta, appartenente per l'appunto alla categoria delle persone imprecise e che non amano i manuali d'uso, adottando molto più volentieri il metodo "Tanto, voglio dire, prima o poi mi riuscirà"

Ogni volta che preparo un post, mi chiedo "Orbene, e ora quale fotografia evocativa potrò mai abbinarvi?". Come mi è già capitato di raccontare, non nutro una particolare passione per le foto di stock. Oltretutto, non possiedo una scrivania fotografabile dall'alto, sulla quale riporre ordinatamente portatile, quaderno degli appunti e cactus da compagnia. Ecco perché è nata la mia lista di

Consigli spassionati per creare un set fotografico credibilissimo pur essendo mirabilmente arrangiato

Lo so, lo so – era proprio quello che stavate aspettando! 

1. prendere uno strumento in grado di scattare fotografie: macchina fotografica, cellulare, scatola di cartone con un buco in mezzo.

2. raccattare oggetti gradevoli alla vista e dalla spiccata versatilità, validi per qualsiasi argomento: quaderni, penne, libri, tazzine, fiori, liste della spesa. 
NB: oggetti dal sapore retrò, quali barattoli di latta, vecchie lettere, giochi dell'infanzia e girandole fanno la loro porca figura senza nessun particolare sforzo.

3. scegliere una superficie piana sulla quale appoggiare i suddetti oggetti. 
Io di solito opto per: 
a. il tavolo della cucina (spazza via quelle briciole, Norma, per l'amor del cielo). 
b. il letto, il cui copripiumino Ikea Strandkrypa si è rivelato spudoratamente fotogenico, soprattutto il pomeriggio. 

4. sparpagliare gli oggetti secondo un criterio scientifico: ad es. devo coprire quelle macchie di vino.

5. scattare. Salire in piedi sulla superficie scelta non solo è consigliato, è quasi obbligatorio. 

6. postprodurre quel tanto che basta perché le foto non sembrino uscite dalla lavatrice dopo un lavaggio sbagliato (io di solito uso Pixlr).

Fine. Le vostre foto sono ora pronte per adornare il vostro prossimo post!


Consiglio numero due: scegliere un copriletto fotogenico sul quale adagiare i propri graziosi oggetti.

Astuccio e quaderno di Artefatti Clod, con disegno di Matteo Mazzacurati.

La matita rossa ha chiaramente il solo scopo di abbinarsi alla spilla donatami da L'inventore di mostri.

venerdì 3 giugno 2016

The Shadow Planet



Ovvero, di quando visitai un pianeta sconosciuto col solo ausilio di una torcia, 
un casco appannato e una bombola dell'ossigeno che cadeva sempre. 

Un bel giorno, atterrate su un pianeta inospitale, tutto roccia, freddo e nebbie. 
Intorno a voi, il nulla assoluto e qualche suono sinistro di tanto in tanto. 
Se allargate l'immagine, nel nulla assoluto vedrete comparire una truope e avvertirete la presenza inquietante di un fiume nel buio. Scoprirete ben presto che il suo unico scopo è creare tensione e accogliere i tonfi di sparuti massi cadenti. 
Avrete così, di fronte ai vostri occhi sbarrati, le condizioni ideali per girare il trailer di un film horror-fantascientifico anni '60

giovedì 12 novembre 2015

La conta delle nuvole


La prima nuvola è quella che vedo alzando la testa. È esattamente come una nuvola dev'essere: bianca, batuffolosa, tondeggiante, simpatica. Mi strappa un sorriso di primo mattino.

La seconda nuvola è più sfilacciata, come quando provo a tirare via un pezzetto d'ovatta e invece non faccio altro che allungarlo all'infinito. È leggerissima, palpabile appena. Man mano che la guardo si dissolve.

La terza nuvola è maestosa. La sua mole incombe, copre, spaventa. Mi sento minuscola sotto la sua ombra e il mio primo istinto sarebbe scappare. Per poi guardarla ammirata, da lontano, da un posto sicuro.




Un bel giorno, dopo la mia solita passeggiata pre autobus, mi sono fermata. Il risveglio era stato dolce, dopo una notte insonne, dopo pensieri difficili. Ed era stato dolce perché avevo visto zampettare i merli nel parco. 
Mi sono fermata e, come se l'avessi appena scoperto, mi sono detta "A volte mi dimentico quello che ho e quello che sono"
Ora, non ho le ali e nemmeno uno splendido canto, e di questo me ne rammarico. Ma amo osservare gli animali indaffarati, amo la pace che la loro presenza mi regala. E non è, questa, una cosa che ho?
Allora mi sono fermata ancora. Mi sono ricordata di quanto poco mi basti per rasserenarmi un po'. Pochissimo, ne convengo, se vedere un merlo che gonfia le penne basta a risollevarmi da un momento di cupa ambascia.




Ho tante cose.
Sono tante cose – e tutte in una volta, caoticamente.
Non lo voglio dimenticare.




Una bella passeggiata nel parco, in un giorno di sole. Una chiacchierata senza timori, con una persona che ha davvero piacere di ascoltarmi. Un libro nella borsa, che aspetta di essere aperto. Una persona che sa farmi ridere. Un pranzetto preparato apposta per me. 
Questa è la nuvola numero uno.




Il silenzio. L'irrequietezza. Quella sensazione di voler creare qualcosa, che mi prende a volte, quando il cielo muta di colore e l'aria è cristallina, e che di solito si dissolve in nulla, ma è lì, è sempre la stessa sensazione da anni. Il voler essere ogni cosa bella. Ascoltarti suonare e pensare: questo è quello che suonerei io, se solo sapessi farlo.
Questa è la nuvola numero due.




La forza d'animo. Il coraggio, nonostante tutto. La testa che si alza dal cuscino, ogni mattina, la faccia che si guarda allo specchio e si sorride. Una persona che ti conosce nel profondo, ma non ti rinfaccia un bel niente: le vai bene così.
Questa è la nuvola numero tre.

È quella a cui faccio meno caso di tutte, perché se la guardo mi spaventa. È quella che attende di esplodere in un temporale, per diventare sereno, poi.


sabato 11 aprile 2015

Tecniche di rilassamento per lunatici


“Cosa fai per rilassarti?” 
Me l'ha chiesto una mia amica ieri. Una di quelle amiche con cui puoi fare questo genere di discorsi, sapendo di poter rispondere qualsiasi cosa. 
“Non esiste niente che mi possa rilassare” ha risposto il mio istinto. 
Per fortuna questo dialogo stava avvenendo tramite mail, così ho potuto rileggere ciò che avevo appena scritto, ridere di me stessa e cancellare. 

Una lepre che si blocca di fronte ai fari della macchina. 
Un capriolo che drizza le orecchie al primo crepitio di rami. 
Una freccia che sta per essere scoccata e non scocca mai. 
Difficilmente penserei di descrivermi come un gatto acciambellato davanti al camino, per intenderci. Sono interiormente convinta che nulla possa cambiare questo stato di tensione “naturale”. Ma per fortuna, dicevo, mi sono fermata un secondo a riflettere, prima di rispondere alla mia amica. Confermo che riflettere serve

Stamattina ho letto questo post di Zelda was a writer: 10 cose da fare in caso di umore neroOra, Zelda potrebbe anche scrivere “Caffè zucchero carote cavolo cappuccio sapone per le mani” che sarebbe comunque capace di generare il buonumore nel mondo, o se non altro ricordarmi che devo fare la spesa, ma stamattina, ecco, stamattina probabilmente avevo bisogno di queste sue parole.
Allora riprendo in mano la mail che alla fine ho mandato alla mia amica e ci aggiungo qualche riga in più. Perché è vero, non è che se mi fermo, respiro e mi dico che mi devo rilassare mi rilasso in automatico. Ma nemmeno crogiolarmi nel malumore mi ha mai portato a brillanti risultati. 




Mi rilassa camminare, specialmente sotto gli alberi, ancora di più se posso incontrare qualche piccolo animale. Osservare gli animali nel loro mondo, tutti presi dalle loro faccende, mi trasmette una pace assoluta. 
Mi rilassa scrivere. Anche cose tristi o arrabbiate o ansiogene: è il gesto stesso che le trasforma in altro. Che mi trasforma in altro. 
Mi rilassa leggere, sempre. 
Mi rilassa fare ordine, per quanto assurdo possa sembrare, dato che NON sono ordinata. 
Mi rilassa svegliarmi presto la mattina.
Mi rilassa passeggiare guardandomi intorno, percorrere anche le più piccole vie di una città.
Mi rilassa scoprire cose che non conoscevo.
Mi rilassa vestirmi con cura, scegliere un accessorio che mi rappresenti, sorridermi allo specchio. 
Mi rilassa lavorare con dedizione, attentamente, acquisire ogni giorno una nuova sicurezza, anche se invisibile, anche se minuscola.
Mi rilassa stare in silenzio, da sola, in alcune ore del giorno - di solito verso il tramonto e poco dopo, quando la luce cambia ed è perfetta e limpida nel riflesso della finestra - e sentire che tutto dentro si acquieta, piano piano. Ma devo fare attenzione a non lasciare entrare troppo la malinconia: un pochino va bene, quando è leggiadra, come la tristezza da abbandono del palloncino, che in un momento ti scivola dalle mani e vola via. Certo, ti dispiace perderlo, il palloncino, ma è così bello vederlo salire nel cielo, ovaloide e tutto colorato. Questa malinconia è solleticante, mi fa venire voglia di creare. Ma è una rilassatezza sempre un po' in bilico, quella che provo, tremolante, ed è preziosa e sa sorprendere. 
Mi rilassa la compagnia delle persone con cui si può chiacchierare senza dover sembrare altro da quello che si è. 
Mi rilassa la gentilezza, il sorriso, la naturalezza, l'ingenuità.
Mi rilassa sapere che ci sei. Riconoscerti. Ascoltarti suonare nella stanza accanto. 
Mi rilassa cercare la poesia.




E allora lo faccio, quello che mi fa stare bene. Tanto sono cose molto piccole e molto, molto semplici, nulla al mondo mi potrebbe impedire di farle.
Tutto sta nell'iniziare, direbbe una persona che conosco da 28 anni e 10 mesi.


lunedì 17 novembre 2014

La notte in cui sono diventata Cosmonauta

cosmonauta - Mt2
Indosso il casco e per prima cosa avverto la Terra allontanarsi.
Non è silenzio, come avrei creduto. C’è un rumore che avanza da un punto di cui mi mancano le coordinate. Un rumore di marea, incessante e profondo, lentissimo. Un tumulto che percepisco come inevitabile ed eterno.
È il mio respiro, dalla nascita ad adesso.
Lo osservo, mentre conquista ogni spazio, mentre dipinge la volta del cielo che si stende di fronte ai miei occhi.

Sono sola, un corpo ondeggiante, privo di forma, privo di appigli. Una mente che implode. Un boato che non capto.

Cosmonauta

Il 7 novembre il Cosmonauta ha compiuto un anno. Per l’occasione, abbiamo indossato per la prima volta i nostri caschetti d’ordinanza. Così, vista da dentro una cupola di vetro che ha assorbito ogni rumore, una stanza buia è diventata uno spazio da esplorare con stupore. 


Gli splendidi caschetti indossati nelle foto sono stati realizzati da Alessandro Turoni, artista forlivese che aveva già esposto da noi le sue bestie immaginarie in questa occasione.
Dentro al casco, boccheggiante come un pesce in una boccia, ci siamo io e il mio sguardo proverbialmente malinconico. Toglierlo per tornare alla realtà è stato uno dei momenti più difficili della mia vita.
cosmonauti piazza saffi
Crediti:
Foto: Mt2Vision
Cosmonauta: Norma Amitrano
Creazione casco: Alessandro Turoni - www.alessandroturoni.com
Mt2Vision contatti: mt2vision@gmail.com

Contatti Cosmonauta:

 facebook.com/cosmonautaforli
instagram.com/cosmonauta_forli

mercoledì 25 giugno 2014

"Fuori Orario": un sogno raccontato in fotografia

Ho salito le scale a due a due. 
Volevo incontrarle fingendo fosse per caso, sbirciarle da dietro l'angolo, tutte affaccendate come bestiole selvatiche. 
Sapevo che le avrei trovate così. 

La tuffatrice sempre un poco timida, anche con indosso un costume multicolore e una cuffietta rosa. 

La tuffatrice timorosa - particolare della fotografia di Gianluca Colagrossi

La mima che posa gli occhi intorno intorno, con lo sguardo di sbieco che riserva alle cose interessanti. 

La mima indagatrice - particolare della foto di Filippo Venturi

La danzatrice, ora silenziosa e immobile, che attende il tempo, la musica, la spinta per il prossimo passo. 

La danzatrice solitaria - particolare della foto di René Ruisi
La via si era animata di colpo. 
Di notte, nel silenzio, erano spuntate piccole, deboli luci, che tremolavano passando sotto i davanzali. Il riverbero nelle finestre era un richiamo per gli assopiti, un richiamo così gentile da confondersi con i loro sogni. 
Diceva – sottile come uno spiffero – diceva "Uscite. Uscite. Uscite." 

E se uscivate, potevate vedere un delfino blu elettrico in mezzo alla strada. 
E se strizzavate gli occhi, potevate cogliere il bagliore ansimante e lontano di 5 candele. 
E se tendevate le orecchie, potevate ascoltare lo zampettio di due scarpette da ballerina. 

Quel che restava, al mattino, nella foschia grigia e rosa che saliva dietro i tetti e sulle corti, era un pizzicore, un solletico, una carezza appena percepita, leggerissima. E colorava appena un po' di più la strada, di giorno in giorno, di notte in notte. Come i coriandoli sui marciapiedi dopo Carnevale.


Torre dell'orologio - Forlì

"Fuori Orario": la storia di Regnoli 41 in mostra a Palazzo Romagnoli


"Fuori orario" è una mostra che racconta la storia di Regnoli 41, l'Associazione culturale che dal 2011 ha preso a cuore la riqualificazione e la rinascita di Via Giorgio Regnoli, una delle vie del centro storico di Forlì. 

Iniziative, collaborazioni, eventi e impegno – tanto – per far sì che la via si scrollasse di dosso quell'immagine negativa e malandata, che era diventato troppo abitudianario e frettoloso attribuirle. Per dimostrare che la via è fatta di gente che la vive, che la abita, che la cammina. 

Due video raccolgono gli scatti realizzati durante gli eventi e gli incontri che hanno animato Via Giorgio Regnoli negli ultimi anni.
Nove fotografie lasciano immaginare il lato più onirico e fantasioso di un progetto che ha ancora tanto da raccontare. E lo fanno attraverso le immagini di tre fotografi: Gianluca Colagrossi, Filippo Venturi e René Ruisi.

La mostra è esposta a Palazzo Romagnoli, un edificio splendido che vi consiglio di visitare col naso all'insù: ogni soffitto è una sorpresa per gli occhi.

"Fuori Orario"
Palazzo Romagnoli 
Via Albicini 12, Forlì
Visitabile fino al 29 giugno 2014 
dal martedì alla domenica ore 9,00 – 13,00.

I soffitti di Palazzo Romagnoli - particolari


Per saperne di più

Palazzo Romagnoliwww.cultura.comune.forli.fc.it/
Gianluca Colagrossiwww.gianlucacolagrossi.it
Filippo Venturibfox.wordpress.com
René Ruisiwww.mt2vision.com
Foto di backstage bfox.wordpress.com

[E per saperne ancora di più, ebbè, la mima indagatrice sono io]


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