Appena messo il muso fuori di casa, nel silenzio delle 7 e 24, i miei occhi hanno avuto un sobbalzo di sorpresa.
Qualcuno aveva appeso un cuore sopra al cancelletto d'ingresso.
Un cuore piuttosto grande, arzigogolato e cristallino, ritagliato con una certa maestria.
Che gesto stupendo e strampalato, mi sono detta. Chissà per chi è.
Ero a metà tra il sorriso e lo spavento, mentre mi avvicinavo, come se questo cuore avesse potuto travolgermi o attaccarmi.
Sembrava vivo.
Sembrava fatto di filamenti sottili, sui quali la luce si posava in piccole gocce, in perle trasparenti.
Che strano pensiero, che disegno elaborato.
Mi sono allontanata lungo la mia strada trattenendo una risata, per lo scherzo dei miei occhi appena svegli, per il solletico che aveva dato alla mia fantasia.
Ma, ripeto, il mondo deve festeggiare qualche ricorrenza a me non nota, il 10 di gennaio.
A passo svelto, le mani nelle tasche, mentre raggiungevo la fermata dell'autobus, con la coda del mio occhio non strabico ho visto una rosa.
Nei giardini ne crescono di rose, ma alla mia sinistra non c'erano giardini, solo la collinetta che costeggia il fiume, coi suoi alberi sparsi, le sue case in discesa e i suoi recinti di galline. Ho fatto un passo indietro e ho sbirciato bene.
Non era una rosa: erano due rose e una bottiglia.
Due rose dentro a una bottiglia.
Non mi stavo sbagliando, questa volta, erano proprio lì, ai piedi di un albero, i resti di una qualche celebrazione nascosta, segreta, consumata in fretta e in fretta abbandonata.
Non gettata via – le rose, pur se a testa bassa, se ne stavano in piedi nel loro collo di bottiglia, come se qualcuno le avesse sistemate con cura, prima di fuggire.
Ho pensato all'infinito reticolo di storie che ci circondano ad ogni passo, mentre mi infangavo le scarpe per avvicinarmi a quel vaso improvvisato.
Ho pensato che non potevo sapere in alcun modo quali sentimenti avessero portato alla nascita di quel gesto – anche se potevo immaginarli, certo.
So che per un attimo sono stata pervasa di dolcezza, l'attimo dopo ho intravisto solitudine e poi stento. So che mi sembra di comprendere gli oggetti, di avvertirne la vita su ogni spigolo, ma che fatico ad afferrare le persone.
Non erano ancora le 8 e già potevo vantare di aver ricevuto due regali: due rose in una bottiglia e una ragnatela cuoriforme appesa di fronte al mio condominio.
Regali che ho rubato per un attimo, furtivamente, ma che ho lasciato al loro posto.
Una vita, o forse un paio, di cui mi sono impossessata senza rendermene del tutto conto.
Ho continuato la mia strada sempre con le mani nelle tasche, sempre a passo svelto.
Il mondo si è svegliato romantico, stamattina.
Io pure, ma ormai ci ho fatto l'abitudine.








