mercoledì 21 agosto 2013

Piccole cose che cadono


Nel 1995, dopo la Prima Comunione, raccolsi tutte le bomboniere ricevute dagli altri bambini e le misi dentro un portagioie di colore chiaro, credo celeste. Ogni tanto lo aprivo e le ammiravo. Le prendevo e le spostavo. I miei gioielli, gli oggetti piccoli. C'erano, lì dentro, dei pupazzetti in tenuta sportiva, una bambolina di ceramica e degli animalini di vetro soffiato, tutti colorati, per i quali nutrivo una sentita adorazione. Un giorno il portagioie mi cadde di mano.
Una mattina di tanti anni fa, mia madre voleva regalarmi un cigno di cristallo. Lo comprò ma, nel tornare a casa, la scatola che lo conteneva cadde e si vergognò di darmelo. Anni dopo, mi diede la scatola con i pezzi: le due ali erano gocce grandi.
Non so che fine abbiano fatto i pezzi, ma la scatola ce l'ho ancora.
Nel diario della seconda elementare scrissi l'elenco dei regali ricevuti per il mio compleanno. Li misi tutti dentro ad un astuccio rosso, che posseggo ancora e che attualmente uso come raccogli nastri-stoffa-cordini che, hai visto mai, potrebbero sempre servire quando devi impacchettare qualcosa a qualcuno. Tra i regali, quell'estate spiccava per preziosità il profumo di Beverly Hills, dal tappo a forma di spirale e dall'odore vagamente asprigno. L'astuccio mi cadde di mano.

Quando non si rompono, le cose continuo a conservarle nei secoli. Cose che hanno la mia età e che sopravvivono ai traslochi, ai cambi dell'armadio e agli sbalzi d'umore.

Non trovo più però - chissà dov'è - un contenitore cilindrico decorato a fiori rosa e verdi, che, sempre in quegli anni, mi regalò Carla, la vicina di casa di quando abitavo su un'amena collina affacciata su un campo di balle di fieno. Assieme al contenitore, Carla mi regalò un piccolo beauty case, che ho ancora, con dentro un bagno schiuma e una saponetta. Se la cerco, sono certa che qualche residuo di quella saponetta da qualche parte è rimasto, continuando a profumare i cassetti della mia vita dagli 8 anni in su. Ma il contenitore a fiori rosa e verdi non ricordo dov'è. Mi piaceva perché non era soltanto una scatola: Carla dentro ci aveva messo dei sassi. Li aveva raccolti in vacanza in Grecia e poi lucidati. Erano il mio mondo. Uno, in particolare, era ai miei occhi stupendo: piccolo, liscissimo, a forma di uovo, mi piaceva perché era di un bel marrone aranciato, perfettamente diviso in due da una strisciolina bianca. Così lucido e così liscio, era per me un gioiello, che tenevo in una scatolina a forma di libro uscita dalle merendine del Mulino Bianco.
In quel periodo uscivano in edicola delle riviste con allegate delle pseudo pietre preziose, che alcuni miei compagni di classe collezionavano - l'alternativa erano le ossa per costruire il T-Rex fosforescente. Le portavano in classe per confrontarle all'intervallo, e a un certo punto arrivai anch'io, con il mio sasso arancione con la striscia bianca - un vero orgoglio - e loro mi dissero che no, non era mica una pietra preziosa. 
All'epoca Elisa, che era in classe con me, mi regalò un sacchetto a quadrettini bianchi e azzurri con un treno incollato in un angolo, senz'altro una toppa, dentro al quale aveva nascosto i suoi tesori: un cuoricino di sapone, nel senso che era ripieno di sapone liquido, un dischetto con la faccia di Casper che serviva per far un gioco a quanto rammento fichissimo ma di cui mi sfugge il nome, delle chiavi, 3 biglie - una azzurra, una verde e bianca, una nera.  Molte di quelle cose le ho ancora. Anche se, chissà, probabilmente il sacchetto mi cadde di mano.


lunedì 24 giugno 2013

Silenzio

Esiste un mondo oltre me. 
Esiste un mondo che non sono io, che non è il mio cuore che batte, che non è il mio respiro irregolare. Esiste e vive, nonostante me. Va avanti e incespica, noncurante della mia presenza. 

Ho sempre cercato la considerazione, da chiunque e da qualsiasi cosa. Dalle persone e dai gatti. Dalle piante grasse e dai sassi. Ho sempre pensato che questa considerazione mi fosse dovuta. Che mi fosse obbligata. E se c'era, non era mai abbastanza. E se non c'era, erano lacrime. Nessuno che mi tributasse l'importanza che meritavo. Poi succede che l'incontro. Incontro una cosa che si chiama silenzio. 



C'est la vie - foto René Mt2
Ci sono alberi. Ci sono alberi altissimi, intere colonie protese verso il cielo, a tenere a bada la luce e la calura. E io sono piccola, ma non ci faccio caso. Mi sono sempre piaciuti, gli alberi. I rami contorti. Le foglie in attesa. 
Ci sono alberi e gli alberi incorniciano un sentiero. La luce arriva filtrata dalle foglie, azzurrata e tenue. Ho quasi freddo. I passi cadenzati seguono il sentiero. 
Silenzio, dice un cartello. 
Le persone parlano. 
Le persone parlano sempre, anche sotto i cartelli che dicono Silenzio. 
Io rispetto i cartelli. Rispetto i cartelli e le indicazioni in maniera quasi maniacale. Mi presento negli orari di apertura indicati. Non sgocciolo il gelato nei negozi. Resto immobile dietro le righe gialle. Se vedo scritto silenzio, faccio silenzio. 

Vocianti, le persone si mettono in fila per raggiungere il santuario. Pietra grigia, che sa di medioevo e sa di fresco. Lungo un corridoio, sui muri, è raccontata la storia del Santo. Dietro una piccola porta spunta uno squarcio di mondo, un idillio: un monte spaccato, una grotta, erba e muschio, e una farfalla bianca

Come in un paesaggio di una storia di infanzia, c'è l'Arcadia e c'è il dirupo. Il santuario è nato su una roccia, grigio come quella, svettante, circondato dal vento che sale dalla valle. Lo spazio attorno è pieno d'aria. Forse il silenzio è aria. Senza accorgermene lo lascio entrare. 

Non so bene perché, ma ad occhi chiusi il silenzio si sente meglio. Mi ancoro a terra e chiudo gli occhi. Pochi istanti, davvero pochi. Non sono il tipo, da starmene lì ad occhi chiusi a contemplare il silenzio. 

Chiudo gli occhi e non sento niente. Chiudo gli occhi e non penso. 
Forse il silenzio è non pensare. 
Forse il silenzio è dimenticarsi di pensare. Dimenticarsi che esiste una nube vorticante in testa. Dimenticarsi della testa. Dimenticarsi di sé. Non darsi importanza. Non darsi peso. Non essere. 

Esiste un mondo oltre me. Esiste un mondo che non sono io, che non è il mio cuore che batte, che non è il mio respiro irregolare. Esiste, e ha vita a sé. 

In questo mondo posso camminare e mangiare qualcosa, quando mi va. Posso dire la mia, posso lavorare, posso lavare quella camicia a righe perché sia pronta per giovedì. Ma questo mondo non è me. Io non sono questo mondo. Le macchine che passano, le parole degli altri, le voci alterate, gli insulti, non sono me. Possono entrare e uscire da me tutte le volte che vogliono, ma in certi momenti possono anche decidere di scivolare e basta. 

Ogni tanto mi dovrei ricordare di dimenticarmi un po'. 



22 giugno 2013, La Verna

giovedì 11 aprile 2013

Spazio agli spazi!

Come Artincanti approdò all'Ex Disco Rosso

Se avessi uno spazio bianco e vuoto a completa disposizione, per prima cosa sgranerei gli occhi di gioia. Io, che ho potuto possedere un comodino per la prima volta alla veneranda età di 26 anni, non potrei sostenere la felicità di avere addirittura un'intera camera, se non due, a cui dare forma secondo la mia fantasia. In un secondo momento, andrei senz'altro in crisi di fronte alla mia totale incapacità di affrontare le cose in modo pratico; quindi, dopo aver riempito il suddetto spazio di pezzi di stoffa, quaderni e perline, me ne andrei via con la fronte corrucciata, un po' come se avessi 5 anni e non riuscissi a scrivere il mio nome.

Ma c'è anche chi, se avesse uno spazio bianco e vuoto a disposizione, ci appenderebbe degli acchiappasogni.





Metterebbe un teatrino alla finestra.






Cesti di lana sul tavolo, e scatole di lana appoggiate a una colonna.





Matrioske a prendere possesso di un muro screpolato.



C'è chi lo farebbe, e c'è chi lo fa.
Artincanti lo fa.
L'associazione culturale ha "vinto" uno spazio bianco e vuoto da riempire a proprio (buon) gusto per un paio di mesi, aprile e maggio.
L'Ex Disco Rosso (tra Piazza XX Settembre e Via Giorgio Regnoli, a Forlì) è uno dei locali sfitti che il Comune ha messo a disposizione delle associazioni del territorio, per un'iniziativa che ha preso il via a gennaio e che risponde al nome di Spazio agli Spazi.

Artincanti è andata alla conquista dell'Ex Disco Rosso martedì pomeriggio, perché uno spazio bianco deve rimanere tale per poco. 

Senza ben rendersi conto di quel che faceva, qualche mese fa Artincanti ha detto a me e René: "Ecco, tenete, le vostre tessere dell'associazione!Siete dei nostri adesso"
Ragion per cui, ad aprile e maggio, all'Ex Disco Rosso ci saremo anche noi.
E con noi ci saranno animazioni, mostre, baratti, una maratona fotografica, acchiappasogni e metri di lana da lavorare a maglia.
Il programma completo è qui e mio preciso compito sarà riuscire ad impararlo a memoria, almeno per la fine di giugno.

Lo spazio, da martedì ad oggi, intanto è andato avanti a decorarsi.
Ci sono anche degli elefantini blu, che adesso sbirciano curiosi fuori dalla finestra, per chiamare la gente che passeggia, con un barrito leggero leggero.



Ex Disco Rosso

Orari di apertura:
lunedì, mercoledì, venerdì e sabato pomeriggio dalle 16.30 alle 19.30
e in occasione degli eventi.

Il mercoledì sera dalle 20.30 - Knit Cafè: lana, ferri e tante chiacchiere, in attesa di riempire la città di sciarpe colorate durante La Notte Verde Europea di Forlì (17 e 18 maggio).


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