mercoledì 6 gennaio 2016

I miei buoni propositi per il 2016



Come tutti noi ben sappiamo, i giorni a cavallo tra la fine di dicembre e l'inizio di gennaio in realtà non esistono. Sono una sorta di limbo, un pianeta sospeso, fatto di puro pensiero, con la sola funzione di darci del tempo per stilare le nostre liste di “Un anno è appena passato: cosa ne è stato?” e soprattutto di “Un anno nuovo sta per cominciare: sarò una meravigliosa persona nuova e manterrò i miei buoni propositi ben oltre il 7 di gennaio”

Bene, anche io ho stilato la mia lista di buoni propositi per il 2016. È stata un'operazione così intensa, ragionata e profonda che mi ha portata a produrre una e una sola voce, ma così pregna di significato che ne sono quasi commossa: 


Piantarla di iscrivermi alle newsletter 


Ho preso questa decisione solenne dopo essermi iscritta ad un corso in dieci puntate su come raggiungere il minimalismo in tutti gli ambiti della propria esistenza (si ode una risata in lontananza). No, non l'ho raggiunto, naturalmente.

In tutta onestà, non so cosa mi spinga a farlo. La curiosità? Il continuo bisogno di stimoli nuovi? La necessità viscerale di abbeverarmi alla fonte del sapere? 
Fatto sta che sono iscritta ad un numero di newsletter insostenibili per qualsiasi essere umano, pure dotato di una discreta velocità di lettura. Perché mai, ad esempio, mi dovrebbero arrivare settimanalmente dei video sullo yoga? Che l'unica volta che ho provato a fare yoga da sola in casa mi sono pure incriccata la schiena? Ecco, è una questione di coerenza con se stessi. 

Per cui: una scelta di buoni propositi coraggiosa, lo so. Tanto, voglio dire, lo so già che non riuscirò ad andare in palestra e a mettere in ordine casa tutte le settimane.


Auguro a tutti un 2016 felice e mirabolante, imperfetto e mutevole, sincero e senza schemi. O, se proprio ci devono essere, che abbiano almeno qualche scarabocchio.



martedì 22 dicembre 2015

Storia di un'agenda

E infin giunse la febbre. 
E con essa il tempo di portare a compimento il mio progetto di fine anno: 
l'Agenda Bislacca 2016


Agenda Bislacca 2016: nasce, cresce e si nutre nella confusione!

Il giorno in cui ho deciso di farmi l'agenda da sola, mi sono per un momento sentita un genio. Ho iniziato a ideare, a fare schemi, a costruirmela in testa camminando, a gettare schizzi preparatori sul mio quaderno, in un moto di pura esaltazione ingegneristica – non che io abbia idea di quanto possa sentirsi esaltato un ingegnere, sia detto per inciso. 
Poi mi sono messa a cercare su Pinterest immagini e tutorial di agende fai-da-te, planning, journaling e compagnia. Ecco, in quell'istante qualcosa dentro di me si è incrinato. 



Agenda Bislacca 2016: l'errore non solo è concesso, è incentivato!

Là fuori c'è un modo di persone organizzate con le quali è impossibile competere. Le suddette persone sono pronte a vivere un anno felice sapendo che sulla loro scrivania bianca le attende un'agenda voluminosa come una torta di panna a 8 piani, coscienziosamente suddivisa in pratiche macrocategorie. Un colore per ogni argomento e via con l'estasi decorativa: un profluvio di timbri, etichette, washi tape e prodotti di cartoleria varia di cui nemmeno conosco il nome, perché, si sa, gli impegni sembrano meno impegni se li scrivi in pervinca su uno sfondo a polkadots color cipria. 



Agenda Bislacca 2016: il dosso centrale creatosi a causa della sedimentazione di washi tape
sempre nello stesso punto è stato naturalmente progettato prima!

Dopo un primo momento di sconforto, però, mi sono accorta che in fin dei conti non avevo tutto questo tempo a disposizione per decorare un'agenda e che incollarci dentro un po' di scotch colorato e qualche immagine carina ogni tanto mi bastava e avanzava – e bastava e avanzava anche alla me stessa ottenne che mi ha aiutata nell'impresa, anzi, ne approfitto per ringraziarla pubblicamente: 


Grazie Norma di 8 anni, senza la tua dimestichezza con le forbici 
con la punta arrotondata e la colla stick non ce l'avrei mai fatta. 

E così ho lasciato perdere il mondo del planning organizzato e sono tornata ai miei schemini iniziali, devo dire rispettandoli con una certa serietà (a parte quando mi accorgevo di aver saltato intere settimane, ma del resto i fogli aggiuntivi servono a questo).



"Paper Theatre" - Illustrazione di Elle McKay  

Come ho creato la mia agenda fai da te? 

1. Volevo un quaderno piccolo, abbastanza sottile, con la spirale e le pagine bianche. 

Ho preso questo meraviglioso quaderno di Paper Outlet.



L'immagine è a puro scopo illustrativo; origami e cuscino Ikea sono venduti separatamente
Come si può facilmente evincere dall'immagine, no: il quaderno non ha la spirale. 
No, non è nemmeno piccolo. 
Però ha le pagine bianche e soprattutto ha un pettirosso in copertina.  

2. Volevo una pratica, snella agenda settimanale.

Ma io non sono mai decisa in nulla, e dopo un tentennamento atroce nel quale ho coinvolto più di un'amica - "settimanale o giornaliera?" - sono giunta ad un compromesso che lì per lì mi pareva pure intelligente: settimanale e giornaliera insieme! 
Dopo una rapida mano di conti, mi sono accorta che per farci stare tutto ciò non mi sarebbe mai bastato un quaderno solo



Illustrazione di Karl Martens


Per cui tadaaan! eccola a voi, Siori e Siore: 
la prima agenda semestrale della storia!
Agenda Bislacca 2016 parte prima!
 Leggera ed ergonomica, arricchita da numerosi refusi e soprattutto sobria! 

E così da gennaio a giugno sono a posto. 


Ora, è stato naturalmente solo l'orgoglio ad obbligarmi a finirla e sarà sempre per orgoglio che la utilizzerò, anche se ogni volta che entro in una cartoleria mi mordo le nocche inveendo contro me stessa.

giovedì 12 novembre 2015

La conta delle nuvole


La prima nuvola è quella che vedo alzando la testa. È esattamente come una nuvola dev'essere: bianca, batuffolosa, tondeggiante, simpatica. Mi strappa un sorriso di primo mattino.

La seconda nuvola è più sfilacciata, come quando provo a tirare via un pezzetto d'ovatta e invece non faccio altro che allungarlo all'infinito. È leggerissima, palpabile appena. Man mano che la guardo si dissolve.

La terza nuvola è maestosa. La sua mole incombe, copre, spaventa. Mi sento minuscola sotto la sua ombra e il mio primo istinto sarebbe scappare. Per poi guardarla ammirata, da lontano, da un posto sicuro.




Un bel giorno, dopo la mia solita passeggiata pre autobus, mi sono fermata. Il risveglio era stato dolce, dopo una notte insonne, dopo pensieri difficili. Ed era stato dolce perché avevo visto zampettare i merli nel parco. 
Mi sono fermata e, come se l'avessi appena scoperto, mi sono detta "A volte mi dimentico quello che ho e quello che sono"
Ora, non ho le ali e nemmeno uno splendido canto, e di questo me ne rammarico. Ma amo osservare gli animali indaffarati, amo la pace che la loro presenza mi regala. E non è, questa, una cosa che ho?
Allora mi sono fermata ancora. Mi sono ricordata di quanto poco mi basti per rasserenarmi un po'. Pochissimo, ne convengo, se vedere un merlo che gonfia le penne basta a risollevarmi da un momento di cupa ambascia.




Ho tante cose.
Sono tante cose – e tutte in una volta, caoticamente.
Non lo voglio dimenticare.




Una bella passeggiata nel parco, in un giorno di sole. Una chiacchierata senza timori, con una persona che ha davvero piacere di ascoltarmi. Un libro nella borsa, che aspetta di essere aperto. Una persona che sa farmi ridere. Un pranzetto preparato apposta per me. 
Questa è la nuvola numero uno.




Il silenzio. L'irrequietezza. Quella sensazione di voler creare qualcosa, che mi prende a volte, quando il cielo muta di colore e l'aria è cristallina, e che di solito si dissolve in nulla, ma è lì, è sempre la stessa sensazione da anni. Il voler essere ogni cosa bella. Ascoltarti suonare e pensare: questo è quello che suonerei io, se solo sapessi farlo.
Questa è la nuvola numero due.




La forza d'animo. Il coraggio, nonostante tutto. La testa che si alza dal cuscino, ogni mattina, la faccia che si guarda allo specchio e si sorride. Una persona che ti conosce nel profondo, ma non ti rinfaccia un bel niente: le vai bene così.
Questa è la nuvola numero tre.

È quella a cui faccio meno caso di tutte, perché se la guardo mi spaventa. È quella che attende di esplodere in un temporale, per diventare sereno, poi.


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