lunedì 10 settembre 2012

Ricordi di un vecchio palazzo




Mi è venuto in mente quando preparavo il caffè nella cucina del tuo vecchio appartamento. La cucina dalle mattonelle anni '70, nel palazzo seicentesco costruito su resti romani. Un intreccio di storie che stava ancora in piedi.
Mi è venuta in mente la luce che entrava dalla grande finestra scrostata in cucina; la ricordo così chiara, come se fosse sempre primo pomeriggio. Del resto, molto probabilmente quel caffè lo stavo preparando in un primo pomeriggio. 
Se ti affacciavi alla finestra, potevi vedere un cortiletto interno e il muro abitato dall'edera, che, col suo ciclico passare da ramo secco a foglia scura febbricitante di api, faceva sempre la mia meraviglia. Ogni tanto mi appoggiavo alla finestra e guardavo fuori, rimanevo lì ferma fino a che non mi dimenticavo che cosa stavo guardando, magari dopo aver fatto il caffè. Di solito lo faccio ma non lo bevo mai. Lo bevi tu.
Mi è venuta in mente quella luce, bianca in maniera irreale, il palazzo deformato dal vetro della finestra. Nella luce c'era davvero qualcosa di non naturale. C'era qualcosa di vecchio; no, di fuori da questo tempo. Qualcosa che sfuggiva al momento che stavamo vivendo - quel caffè, quel pomeriggio - perché quel che era stato vissuto prima era più importante, più presente. Più presente di noi. 
In quella luce, in quella casa non c'era nulla che si potesse possedere: era già tutto così irrimediabilmente posseduto dal tempo, da un tempo vissuto da altri. Sopra ogni oggetto, sopra ogni parete se ne avvertiva ancora l'alone, come di muffa; ma era la luce, era nella luce che si manifestava così apertamente - la luce indistinta e inafferrabile di chi, in quelle stanze, aveva vissuto una volta.



Foto René Mt2

giovedì 30 agosto 2012

Desiderio di fuga

Stamattina ho incontrato un evaso.
Stavo per superare il cancello che porta nel parco, quando le nostre vite si sono incrociate. Io andavo a lavoro, lui chissà. Si è allontanato da me velocemente, guardingo, quasi sperando che non l'avessi visto. Ma come potevo? A quell'ora, a quel cancello, non c'era nessuno, solo io e lui. 
Mi sono voltata a guardarlo: avanzava a piccoli passi, ogni tanto si fermava come a chiedersi "Sarà la cosa giusta da fare?", rimaneva proprio immobile al centro della strada e vedevi la sua indecisione bloccarsi con lui. Poi ripartiva, sempre veloce, incuriosito dall'aria, forse diversa, entusiasta all'idea di quello che l'aspettava, spaventato dalla libertà.
Immaginavo il suo piccolo cuore, immaginavo soprattutto gli sghignazzi che doveva farsi, dentro di sé, a pensare che stava scappando.
Da quanto tempo lo desiderava! Aveva provato a parlarne anche agli altri:
"Ragazzi, dai, andiamo via di qua" 
"Ma sei pazzo? Ma se non c'è niente, c'è solo grigio, e non ci sono tane, dove ti nascondi?"
"Ci siete mai stati? Come potete saperlo? Io voglio vedere cosa c'è là fuori!"
"No, non farlo! Una volta, un giovanotto come te, andò oltre il cancello...e non tornò mai più..."
Ma nulla lo fermò. E così una mattina scappò, incrociando me.
Come potevo fermarlo io, alle 7 e mezza del mattino, con quel silenzio, con quella frescura, col suo codino bianco che appariva e spariva ad ogni salto? L'ho lasciato andare.

Avrei voluto avere 6 anni e niente di preciso da fare, e seguirlo. O anche 18 anni e niente da fare, insomma, una qualsiasi età dell'era scolastica in cui fino al 13 di settembre il tuo spirito è libero e incondizionato. E seguirlo.

Capire dove sarebbe andato, se aveva intenzione o no di tornare indietro. Vederlo correre a nascondersi dietro la prima macchina appena fosse passato di fronte al cancello con i 3 cani, smaniosi di abbaiare a qualsiasi passante, anche quelli che vedono transitare ogni mattina. Scoprire se il minuscolo gatto grigio agguatatore di merli si fosse arrischiato a puntare anche lui. 
Seguirlo e basta, vincendo la tentazione di avvicinarmi per acciuffarlo. Gustarmi con lui la passeggiata, saltellando dentro anch'io, come un coniglio.

Coniglietto incontrato a primavera, quando il parco pullula di figliolanza lapina.

lunedì 30 luglio 2012

Un due tre...

...stella!

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